L’inganno dell’ateismo nipponico

Il tabù dello shintoismo e la falsa laicità del Giappone

 

Dietro la facciata di un paese avveniristico, iper-tecnologico e apparentemente laico si cela una realtà radicalmente diversa. L’Occidente guarda al Giappone come a una società libera dai dogmi religiosi tradizionali, ma questa è una percezione superficiale alimentata da influencer e turisti occasionali. La verità è che il Sol Levante è dominato da una struttura spirituale invisibile, ancestrale e totalizzante: lo Shintoismo.

La miopia degli otaku e degli influencer “innamorati” del Giappone

 

religione in giappone, esorcismo

Satoru Gojo esorcizza una delle maledizioni più temute da alcuni giapponesi: un immagrato che non può olomogarsi all’estetica giapponese. Nello Shinto la coesione sociale garantisce l’armonia rituale (wa) e la purezza della comunità: chi non si omologa spezza questo equilibrio, introducendo disordine e contaminazione spirituale (kegare).

 

Molti appassionati della cultura pop e creatori di contenuti si trasferiscono in Giappone vivendo in una bolla, scambiando la freddezza rituale e la cortesia formale (tatemae) per una fattore meramente culturale o altro. Incapaci di cogliere le matrici spirituali dei problemi, derubricano le discriminazioni sistemiche a “stranezze culturali” o “mancanza di apertura”.

Eppure, manga, anime, dorama e cinema d’autore denunciano da decenni i singoli effetti collaterali del modello nipponico: bullismo scolastico (ijime), NEET, hikikomori, karoshi (morte per eccesso di lavoro) e ansia da prestazione. I media giapponesi mostrano persino il dramma di coppie che, schiacciate dai ritmi e dalle pressioni sociali, non riescono a trovare il tempo e lo spazio per un’intimità, contribuendo a un collasso demografico senza precedenti. Tuttavia, queste opere compiono un’amputazione analitica fondamentale: Mostrano le conseguenze, ma tacciono sulla causa prima. Per un autore è facile criticare le scuole o le aziende; è tassativamente vietato toccare la matrice spirituale ancestrale senza essere bollato come un traditore ontologico. Pertanto, non vedremo mai nelle opere giapponesi che attacchino la vera radice spirituale dei problemi del Sol Levante.

Il mito del sincretismo e la falsa fluidità

 

religione in giappone, fluidità

 

Uno dei luoghi comuni più duraturi è che la società nipponica sia il regno del “sincretismo” e della “fluidità”, sintetizzato dal detto:

Si nasce shintoisti, ci si sposa cristiani e si muore buddisti.

Si tratta di una leggenda. Il vero sincretismo richiede un dialogo e una sintesi tra visioni del mondo diverse. In Giappone non c‘è vero sincretismo: c‘è la sistematica sottomissione del Buddismo alla matrice dello Shintoismo. Anche un monaco buddista può pensare e reagire attraverso le categorie shintoiste della purezza e del contagio come gran parte dei giapponesi. La presunta “fluidità” è solo sottomissione inconscia a un dogma ancestrale che non ha bisogno di un catechismo scritto perché è diventato la griglia biologica-culturale della nazione.

La prova di questa struttura spirituale non dichiarata emerge nel modo in cui la società tratta l’alterità. Quando un giapponese – che appartiene alle frange più intransigenti del paese – disinfetta maniacalmente il sedile dove si è seduto un nero o un meticcio di colore, l’Occidente parla di razzismo. In realtà, si tratta della traduzione laicizzata del rito Shinto per scacciare il Kegare (l’impurità rituale) e ripristinare l’Hare (la purezza).

Per il meticcio europeo (hāfu caucasico) la situazione cambia solo in superficie: tollerato o esibito come trofeo estetico, non sarà mai accettato come un vero giapponese, poiché il sangue misto interrompe la continuità della stirpe. Le lamentele dei meticci contro il “razzismo” restano sterili perché combattono un sintomo sociale ignorando la radice religiosa totalizzante e, in parte, inconscia.

Peccato vs. Impurità: l’antitesi del pensiero libero

 

religione in giappone, buddismo

Anche Miroku, come diversi buddisti giapponesi, prima ancora di aderire al Dharma è schiavo della wa e del concetto di purezza-impurità dello Shinto. Nei fatti è uno schintoista incasapevole. Avendo plasmato la mente degli stessi buddisti, lo Shintoismo non ha più percepito tale religione come una vera minaccia al concetto di armonia pretesa dalla sua dottrina. Così non sarà con per il Cristainesimo…

 

Perché il Giappone non riesce ad auto-correggersi?

La risposta sta nel confronto tra il Kegare shintoista e il Peccato cristiano.

In Occidente, l’eredità cristiana ha instillato la nozione di “peccato” come strumento di responsabilità morale: riconoscere lo sbaglio e combattere l‘impulso viscerale. Nello Shintoismo non esiste la colpa morale, ma solo l’impurità rituale. Il giapponese che purifica l’oggetto toccato dallo straniero non avverte alcun senso di colpa, perché non crede di compiere una cattiveria, ma ritiene di adempiere a un dovere neutro di purificazione.

Senza la categoria morale del peccato e dello sbaglio, la società è priva degli strumenti per giudicare criticamente i propri impulsi, rendendo impossibile un’evoluzione etica. Un giapponese può provare una repulsione viscerale verso il diverso, e questo impulso può avere diverse radici — culturali, antropologiche, viscerali o persino genetiche. Tuttavia, senza la categoria del peccato, egli non possiede lo strumento razionale per fermarsi e dire:

Anche se provo questo impulso — anche se fosse di natura genetica e quindi ancestrale all’interno della mia stessa natura — io riconosco che è un male e che è sbagliato agire in questo modo.

Il cristiano è capace di questa consapevolezza, correggendosi e andando contro la propria stessa natura. Il giapponese, privo di questa categoria morale, rimane bloccato nell’impulso e/o nel rito di purificazione. Ovviamente, non tutti i giapponesi sono privi delle noste stesse categorie mentali, soprattutto tra le nuove generazioni, avendo assorbito parte del pensiero occidentale tramite la nostra cultura. Ci sono anche giapponesi molto consapevoli e non è possibile fare di tutta l’erba un fascio.

Il cristiano in Giappone: l’unica vera mente libera

 

religione in giappone, cattolicesimo in Giappone

Amakusa Shirō è stato un samurai cattolico che ha combattuto per la libertà religiosa del Cattolicesimo e per i diritti dei contadini. La Rivolta di Shimabara fu stroncata dallo shogunato Tokugawa che aveva attuato una forte persecuzione religiosa nei confronti dei cristiani cattolici. Non riescendo a spegnere le fiamme della rivolta, il Giappone chiese l’aiuto alla De Ryp, un valiero olandese armato con 20 pezzi di artiglieria, che distrusse il Castello di Hara, dove erano assediati i cattolici e i loro alleati

 

In questo scenario, la teologia di Cristo — in cui ogni uomo, a prescindere dalla razza o dall’origine, è chiamato a diventare un figlio adottivo di Dio — rappresenta la distruzione ontologica del dogma dello Shintoismo e dell‘omogeneità di stirpe.

È il motivo per cui il Cristianesimo è stato perseguitato con ferocia in Giappone. I cristiani locali, costretti per secoli al silenzio e al martirio, incarnano l’unica minoranza che ha sperimentato sulla sua pelle cosa significa opporsi al dogma supremo. Di qui l’ipocrisia della cultura pop nipponica: si sbeffeggia il cattolicesimo — l’unica realtà rimasta sempre vittima e mai carnefice in Giappone —, mentre non si osa muovere una critica verso le religioni tradizionali che hanno benedetto secoli di discriminazione.

Il simulacro della fede: l’estetica cattolica come consumo e l’offesa ai cristiani

 

religione in giappone, matrimoni cristiani

In Saint Tail la protagonista è Meimi Haneoka, una ragazza che di notte veste i panni della ladra-prestigiatrice Saint Tail per recuperare oggetti rubati. Seira, una giovane suora, infrangendo palesemente il sigillo sacramentale della confessione (proprio per l’inconsapevolezza dell’autrice Megumi Tachikawa riguardo al diritto canonico e alle regole cattoliche!), riferisce tutto a Meimi per darle la “missione” e la pista da seguire

 

Per il Giappone, imbevuto di prassi Shintoista, il Cattolicesimo non è una teologia ma una scenografia di lusso. Navate gotiche, abiti bianchi e organo vengono fruiti come puro intrattenimento esotico, spogliati di ogni significato spirituale.

L’apice di questo cortocircuito è l’industria dei matrimoni in stile occidentale: migliaia di coppie non credenti celebrano una farsa in finti templi di cartongesso davanti ad attori stranieri travestiti da sacerdoti. Più che “apertura culturale”, è un’operazione di profanazione commerciale che svuota un Sacramento millenario e lo riduce a semplice cosplay.

Ma l’aspetto più grave è l’offesa ai veri cristiani giapponesi. In una terra segnata dal sangue dei martiri e dei Kakure Kirishitan (i cristiani nascosti che per secoli hanno custodito la fede a rischio della vita), vedere la propria religione trasformata in un circo kitch è un insulto alla memoria. Mentre i loro antenati venivano torturati per non calpestare le immagini sacre (fumi-e), la società moderna calpesta la sostanza dei sacramenti pagando per una farsa. Nessuna laicità e/o panteismo: è solo la capacità del sistema nipponico di cannibalizzare l‘involucro estetico del Cattolicesimo per neutralizzarne la verità.

Il caso Neon Genesis Evangelion: Il finto Giudaismo-Cristianesimo che nasconde il dogma Shinto

 

religione in giappone, Neon Genesis Evangelion

L’A.T. Field come barriera sacrale: la celebre ‘angoscia della vicinanza’ di Shinji Ikari è la traduzione visiva dell’ossessione shintoista per il Kegare. L’altro non è una persona da amare o con cui redimersi, ma un’entità potenzialmente contaminante da cui proteggersi attraverso il sigillo dell’isolamento

 

Per decenni, l’appassionato ha citato Neon Genesis Evangelion come il vertice del misticismo giudeo-cristiano. Tuttavia, lo staff della Gainax ha ammesso che croci e nomi cabalistici erano solo “condimento esotico” per dare un senso di estraneità aliena.

Sotto la superficie, Evangelion è l’esaltazione del dogma Shinto:

  1. L‘Eva come Oni imbrigliato: L’Unità 01 è una creatura organica trattata come gli Oni del folklore ancestrale. Le armature e i cavi agiscono come “legature di purificazione” (Shimenawa) per imbrigliare la furia del demone.

  2. L‘A.T. Field come ossessione del Kegare: La barriera dell’anima che separa ogni individuo dagli altri è la trasposizione grafica dell’ansia da contaminazione. L’incapacità di Shinji Ikari di toccare il prossimo, il terrore del contatto fisico ed emotivo e il bisogno di ergere una barriera impenetrabile attorno al proprio io sono – meteforicamente – la codifica visiva dell’angoscia per il Kegare.

  3. Il Perfezionamento come ripristino dell‘Hare: Il progetto di fusione di tutte le anime in un unico brodo primordiale indifferenziato non cerca la salvezza cristiana o la redenzione personale, ma l’omogeneità e la purezza assoluta (Hare), sacrificando l’individuo per estinguere il terrore della scomposizione del gruppo.

Il lettore occidentale si è incantato davanti alla croce, alla figura di Lilith, senza accorgersi che sotto quel simbolo c’era l’architettura Shintoista più pura, dove il contatto con l’altro (l’Angelo cristiano/alieno) è una minaccia ontologica.

Conclusione

 

religione in giappone, Brook purificato

One Piece: antirazzismo o conformismo? Brook come amara verità: il diverso è accoglibile solo se ritualmente purificato fino all’osso. Eiichiro Oda ama far passare la sua opera per un “manifesto di tolleranza”, affrontando la discriminazione in modo superficiale o caricaturale in diverdi archi narrativi, ma state tranquilli, questo aspetto su One Piece lo vedremo in dettaglio nel prossimo articiolo

 

Le denunce sociali presenti nelle opere giapponesi rimarranno sterili finché il Giappone non avrà il coraggio di abbattere il primo tassello del domino: la dottrina invisibile dello Shintoismo e la logica ossessiva del Kegare.

Gli autori, i mangaka e gli sceneggiatori considerati in Occidente come “grandi menti ribelli” o “liberi pensatori” sono spesso menti schiave di un dogma così viscerale e radicato da non riuscire nemmeno a vederlo. Si può e si deve continuare ad apprezzare l’arte, la narrazione e la genialità estetica giapponese, ma occorre farlo con la consapevolezza lucida che quella società non è affatto laica o razionale al pari dell’Occidente. È una gabbia arcaica in cui il dogma della purezza governa ancora le vite di chi crede, tragicamente, di essere libero.

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