Come fare un fumetto – parte II: cos’è la closure?
Guida alla realizzazione di un fumetto – Parte II
Dopo la prima parte della nostra guida per la realizzazione di un fumetto, “Come fare un fumetto?”, affronteremo in modo più approfondito il significato di “opera visiva sequenziale”: termine con cui si cerca di semplificare la definizione di fumetto. Ne il suo “Capire il fumetto”, il fumettista statunitense Scott McCloud afferma che il fumetto è la closure. Ma, in concreto, cosa significa?
La definizione più semplice di closure la offre lo stesso McCloud:
Ossia, ciò che c’è tra una vignetta e l’altra o ciò che è fuori dalla vignetta stessa.
La grande illusione
Grazie alla closure, diversamente dal cinema, nel fumetto è possibile compiere salti spazio-temporali tra una vignetta e l’altra, avendo il completo controllo della durata di una scena.
Le linee cinetiche e altri effetti grafici, usati nel fumetto, possono aumentare l’illusione del movimento in quella che resta un’immagine statica. Essendo ogni vignetta un‘immagine statica, nel linguaggio della sceneggiatura si deve ignorare il tempo, non descrivendo scene in movimento dedotte dalla closure, ma limitarsi a concepire vere e proprie “fotografie” da esporre al disegnatore. Pertanto nella sceneggiatura del fumetto si è soliti usare il presente, descrivendo l’immagine che andrà inserita nella vignetta nella sua staticità. Facendo un paragone con il cinema, lo sceneggiatore deve accuratamente scegliere i fotogrammi che andranno a costituire le vignette del fumetto.
Questo discorso sulla staticità delle immagini, naturalmente, porterebbe ad un’altra fase importate: la scelta delle inquadrature, ma la vedremo più avanti, dopo aver analizzato i vari tipi di formati per le tavole. Occorre prima anche affrontare la realizzazione del soggetto.
Alcuni trucchi importanti
Ogni autore può scegliere se prolungare o diminuire il numero di immagini necessarie per il proprio racconto, sfruttando la closure e/o gli elementi che forniscono informazioni al lettore. Al riguardo si possono fare degli esempi concreti:
- Un anello al dito ci fa capire che il personaggio è sposato, senza dover mostrare una scena insieme alla moglie;
- Una foto può indicare i legami di un personaggio o svelarci dei particolari sul suo passato senza bisogno di ricorrere a un flashback;
- L’aspetto o la fisiognomica di un personaggio può suggerirci se si tratti un antagonista o di un protagonista, o lasciare sottintendere la sua personalità. Nel caso di un personaggio robusto e dalla fronte bassa stiamo suggerendo al lettore che si tratti di un bruto, o una personaggio dalla fronte spaziosa e i lineamenti spigolosi è, solitamente, accomunato a una personalità scaltra e senza scrupoli.
- Un coltello tenuto nascosto dietro la schiena può indicare che il personaggio si sta preparato per aggredire chi ha di fronte;
- Mostrare un primo piano (PM) e poi un dettaglio (DETT) del viso, come le lacrime che stanno per fuoriuscire dagli occhi, può essere un accorgimento per dare enfasi allo stato d’animo di un personaggio.
- Alternare le vignette di due personaggi in azione, in ambienti e contesti diversi, è uno stratagemma per indicare che le azioni si svolgono nel medesimo momento.
Naturalmente, si potrebbero fare innumerevoli altri esempi su come gestire la closure. Il limite è la fantasia dell’autore!
Numero di vignette e durata di una scena
Tutti questi accorgimenti possono influire sul numero di vignette e sulla durata di una scena, è rappresentano proprio la necessità di saper padroneggiare la closure. Una scena può essere descritta con maggiori particolari e, dunque, un maggior numero di vignette per aumentarne l’enfasi. È opportuno saper intuire quel è il giusto numero di vignette che possiamo permetterci, per prolungare o ridurre una scena del nostro fumetto. Questo perché si rischia nel primo caso di tediare il lettore. E nel secondo di non catturare la sua attenzione o, peggio, di non fornirgli le informazioni necessarie per lasciargli dedurre lo svolgimento narrativo.
Non meno importante, al di là del tipo di formato che si usa nel proprio fumetto, è il numero delle vignette per pagina e le loro dimensioni rispetto alle altre. Un vignetta abbastanza grande può offrirci molti più dettagli e dare maggiore importanza a quello che rappresenta della narrazione. E non bisogna dimenticarsi della composizione di una tavola anche solo dal punto di vista estetico, perché il fumetto resta un’opera visiva che deve anche saper piacere per le immagini che la costituiscono.
Ringraziamo l’illustrastrice Debora Pacifico per la copertina.
Affascinato dalle storie di Arda, ho cercato di capire perché Tolkien sostenesse che a essere immaginario è solo il tempo in cui sono ambientati i suoi racconti. Ho così iniziato un cammino che mi ha portato ad amare quel senso profondo della realtà che si può sintetizzare con il Viaggio dell’Eroe, di cui la Storia delle storie è per me la massima espressione. Dunque, mi occupo di sceneggiatura, spiritualità e narrativa!