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Harry Potter e la religione

Il vero motivo per cui i Maghi di “Harry Potter” non parlano mai di religione…

 

L’universo narrativo di “Harry Potter, diversamente da quello della quasi totalità degli altri fantasy, ha un bel grosso tabù: la religione! Le cause di tutto ciò, leggendo o ascoltando chi ha provato ad affrontare l’argomento, non sono mai state comprese del tutto. Per assurdo nemmeno la Rowling sembra rendersi conto del perché nelle sue storie c’è una sorta di “schizofrenia” tra sacro e profano. O forse sarebbe meglio dire, usando il linguaggio di un altro sito nerd, “Sacro VS Profano!

 

Il segreto della magia

 

I tre maghi più famosi della narrativa, Harry, Hermione e Ron, dovranno studiare molto prima di padroneggiare la magia e saper lanciare incantesimi complessi… La magia è innata per loro, ma solo fino a un certo punto…

 

O meglio, per essere chiari, il grande fraintendimento riguardo la magia: è un termine, se così si può dire, polisemico! In pratica, con la parola magia si possono intendere diverse cose… Per esempio si allude a qualcosa di incantato, fiabesco e speciale. In alternativa si pensa a un fenomeno soprannaturale. Ma in quest’ultimo caso l’accezione della parola “magia” cambia e può riferirsi anche a qualcosa di assolutamente negativo, come una convinzione superstiziosa, un fenomeno legato alloccultismo, allesoterismo o addirittura alla causa-effetto di una pratica diabolica… Nel nostro mondo si è spesso vista la magia come qualcosa di sbagliato, sia per le grandi tradizioni religiose e sia per correnti filosofiche derivate dall’Illuminismo.

 

Per un motivo o per l’altro, nel corso della storia la magia è stata percepita sbagliata o pericolosa, sia sul piano spirituale che razionale. Insomma, una credenza da combattere! Pertanto non c’è da meravigliarsi se nell’ambito religioso, soprattutto in certe correnti del Cristianesimo, non poche persone hanno demonizzato “Harry Potter”, sconsigliandone la lettura in modi piuttosto imbarazzanti… XD

 

La magia nel fantasy, partendo da Tolkien

 

Gli Istari , definiti “Stregoni” dagli Uomini, se le daranno di santa ragione… o almeno Gandalf e Saruman avranno uno scontro memorabile! C’è chi definisce le opere di Tolkien come “Soft Magic”, ma è un termine che non rende affatto

 

Il discorso si ricollega alla creazione di una cosmogonia per un universo narrativo, cosa che abbiamo già affrontato con “Creare una campagna di D&D: la cosmogonia”. Nel genere fantasy è un passaggio dobbligo, una serie di premesse necessarie per la sospensione dell’incredulità.

 

Essendo tanti i modi con cui ci si può riferire alla magia, J.R.R. Tolkien farà un gran cosa ne “Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello”, sfruttando il desiderio di Samvise che voleva vedere un po’ di “magia elfica” al cospetto della bella Dama di Lothlorien:

Galadriel: “Questo è ciò che la tua gente chiamerebbe magia, suppongo; non comprendo tuttavia ciò che intendono dire, poiché sembra che adoperino la stessa parola anche per gli inganni del Nemico. Comunque sia, codesta è, se vuoi, la magia di Galadriel. Non dicesti forse che desideravi vedere un po’ di magia elfica?” (Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello.)

Galadriel sarà infatti poi definita con il dispregiativo “Mistress of Magic” da Faramir. Cioè, definita strega! Gli Uomini della Terra di Mezzo, almeno in gran parte, non distinguevano i poteri preternaturali degli Elfi e le arti oscure dei servitori di Melkor e Sauron.

 

Anche le divinità se le danno di santa ragione!

 

Questa bellissima illustrazione rende perfettamente il senso della magia nel mondo di Arda. Gandalf e il Flagello di Durin sono entrambi dei Valar, esseri divini incarnati che si calano nella battaglia tra Bene e Male scatenata da Morgorth a spese di tutti i Figli di Ilúvatar

 

Il discorso su come viene affrontata la magia nelle opere di Tolkien sarebbe veramente vasto… Ma possiamo semplicarvi la vita affermando che il grande scrittore e filologo inglese, avendo un punto di vista profondamente cattolico e al contempo amante della mitologia pagana, riuscì nelle sue opere a far comprendere qualcosa di molto difficile. Cioè, i tanti modi di intendere la parola “magia”, semplicemente usando immagini potenti come lo scontro tra Gandalf e l’ultimo Balrog della Terra di Mezzo: il Flagello di Durin.

 

La magia in altri grandi fantasy

 

“The Barbarian King” è un fumetto che merita indubbiamente, mostrando un Conan più vecchio, stanco e arrabbiato!

 

Prendiamo altri scrittori, come Robert E. Howard, autore di Conan il Cimmero, o H.P. Lovecraft, punto fermo per molti dark fantasy. Entrambi questi autori hanno in comune una visione del mondo piuttosto simile. Entrambi furono non credenti e il loro rapporto con il divino non era affatto facilePer entrambi la magia era qualcosa di oscuro e misterioso, legato a poteri immensamente più grandi delluomo. In altre parole, un disgraziato modo per permettere ad entità esterne e antichissime di portare gli uomini alla follia o alla distruzione. Perché il divino c’è, ma è ostile e inconoscibile all’uomo.

 

Potrebbe sembrare una visione molto diversa da quella di autori come il cattolicissimo Tolkien, ma invero la differenza è soltanto lassenza del Bene, in un mondo radicalmente malvagio e condizionato da qualcosa di ancora più oscuro. Un punto di vista eufemisticamente pessimistico, ma chiaro per qualsiasi lettore. Le opere fantasy successive, che si sono ispirate a questa visione del mondo, hanno goduto di una coerenza narrativa che di questi tempi non guasterebbe!

 

Magia dei Maghi e magia dei Chierici

 

L’energia sacra, altro elemento comune ai sacerdoti degli universi narrativi ispirati a D&D, diventerà uno degli elementi che più contraddistingue un chierico da un mago o uno stregone

 

Poi c’è stato l’avvento del fantasy sul filone di “Dungeon & Dragons”, cioè dell’Hard Magic, dove la magia è spesso un super potere a disposizione di chi sa comprenderla. Conseguentemente, in alcuni fantasy si arriva quasi a ridurre la magia allo sviluppo di unabilità legata al soprannaturale. Dunque, magia non necessariamente legata al Bene o al Male, anche se inserita in un universo condizionato da molte divinità, buone o cattivie che siano, disposte a donare parte dei loro poteri ai mortali.

 

Qui nasce nel fantasy l’esigenza di dividere la magia in due categorie: “arcana” e “divina”. Cioè, la magia degli stregoni e dei maghi per la prima categoria e quella dei servitori degli déi per la seconda – in modo non dissimile da come realmente si concepisce il rapporto tra un sacerdote di una divinità ed eventuali miracoli che il dio autorizza al suo ministro.

 

Ci si può ben rendere conto che nella stramaggioranza dei fantasy l’aspetto religioso, in ogni caso, è molto presente. E, almeno in gran parte, spiegato per la comprensione della storia.

 

Rowling, Harry Potter e religione

 

J.K. Rowling: “Io credo in Dio, non nella magia.” (Fantasia: The Gospel According to C.S. Lewis.)

Adesso che abbiamo un quadro più o meno generico su come sia trattata la magia nel genere fantasy, possiamo focalizzarci sulle opere della Rowling: “Harry Potter” e “Animali fantastici”. La Rowling, come ben sappiamo, si dichiara cristiana protestante. E ha affermato che la magia dei Maghi nelle sue opere non ha nulla a che fare con l’occultismo, sostenendo anche che i Maghi, allo stesso modo degli altri esseri umani, credono nelle varie religioni presenti nel mondo. Tuttavia, per quanto la dichiarazione di un autore sia importante per chiarire aspetti controversi della sua opera, molti sanno che una volta messa in essere una storia essa continua a scriversi da sé… e questo ancora di più se si tratta di un’opera multimediale, che si sviluppa sia tramite la letteratura che il cinema, non permettendo un pieno controllo all’autore sullo sviluppo della narrazione.

 

Non a caso nella serie “Animali Fantastici”, nata per il cinema, appare ancora più chiaro come i Maghi non dipendano affatto dalle credenze dei Babbani, religiose o meno che siano. Anzi, l’antagonismo tra Maghi e Babbani nel prequel di “Harry Potter” è ancora più marcato. Del resto non potrebbe essere diversamente, in quanto per evitare uno scontro con i Babbani i Maghi di tutto il mondo formarono una società segreta e sotterranea, capace di manipolare la civiltà babbana qualora qualcosa fosse andato storto… Difatti, alterare la memoria dei Babbani è uno degli escamotage che va per la maggiore! XD

 

L’ambientazione di “Harry Potter”: il mondo reale!

 

Harry Potter e religione, Congresso magico

Il pavimento del Congresso Magico degli Stati Uniti è decorato da una stella a cinque punte esoterica, simbolo tutt’altro che privo di connotazioni religiose… Lo troviamo anche in “Harry Potter e i Doni della morte”, nel rifugio dei seguaci di Voldemort. Ma nel cristianesimo della Rowling il pentalfa è sempre in opposizione alla croce: il primo apertura dell’uomo verso l’uomo, il secondo obbedienza a Dio. Un pentalfa rovesciato diventa un simbolo anticristico, associato al Baphomet

 

Negli anni Harry e compagni sono cresciuti insieme ai lettori, conseguentemente insieme al target delle opere della Rowling. Soprattutto per tale ragione gli argomenti decisamente adulti sono aumentati e porsi domande sempre più complicate e mature nei confronti dell’universo narrativo di “Harry Potter” è divenuto tutt’oggi inevitabile.

 

Domande scomode

 

Vediamo insieme alcune di queste domande, almeno tra quelle più ricorrenti, soprattutto alla luce del prequel “Animali Fantastici”:

 

  • Dio esiste? O esistono Bene e Male in senso trascendente?
  • Chi o cosa ha reso i Maghi una stirpe superiore con poteri magici?
  • Le religioni sono reali o frutto di una reminiscenza dei Babbani riguardo il potere dei Maghi?
  • Un Mago può credere in Gesù Cristo e/o in altre figure religiose anche se queste ultime potrebbero far pensare a dei potenti maghi?
  • E perché i Maghi si nascondono dai Babbani? C’è stata una caccia alle streghe che ha spinto i Maghi a temere i Babbani?

 

Qualcuno crede che la Rowling abbia già risposto in qualche misura ad alcune di queste domande, inserendo la festività del Natale, un paio di citazioni bibliche sparse qua e là, affermando l’importanza dell’allegoria cristiana che si può notare in alcuni frangenti dei suoi romanzi. C’è anche chi ha speculato sulla cosa, con “Harry Potter, una magia molto «teologica»”. Personalmente trovo tali interpretazioni, il più delle volte, forzate e non vedo in Harry una figura necessariamente messianica, ma soltanto il classico protagonista da viaggio dell’eroe, smorzato nel carattere per essere ancora adatto a un pubblico giovane.

 

Ora è chiaro che la Rowling non risponderà mai, almeno in modo esplicito, a nessuna delle domande sopracitate, proprio sfruttando la scusa del voler mantenere tutto sul “piano allegorico”. Peccato che Harry e compagni siano inseriti nel mondo reale, quello di noi Babbani, e tali domande siano valide a prescindere da vere o presunte allegorie allinterno delle storie della Rowling.

 

Una scrittrice anglosassone e cristiana protestante

 

Un’altra strana dichiarazione della Rowling: «Hermione avrebbe dovuto sposare Harry Potter». Ora, piaccia o no alla Rowling, la storia damore tra Hermione e Ron funziona bene e una tale ritrattazione appare fuori luogo

 

Non dobbiamo scordare che la Rowling sposa perfettamente la mentalità anglosassone odierna, fatta di senso di colpa, politically correct e una netta separazione tra credo religioso e intrattenimento, cosa che non accadde in altri autori devoti alla regina come Tolkien, per il semplice motivo che quest’ultimo era anomalo rispetto i suoi connazionali. Dunque se da un lato la Rowling sfrutta il mondo dei suoi maghi per offrire una fotografia del mondo angloamericano, dallaltra è anche una protestante che, come tale, non può credere nella magia! Perché se la magia esistesse, non verrebbe da Dio… Una visione che non vogliamo condannare, ma che, piaccia o no, impedirà di vedere personaggi legati alla religione e un’eventuale Genesi della stirpe dei Maghi nelle future opere della Rowling.

 

Harry Potter, un’opera per bambini?

 

Lord Voldemort non sopporta Harry… come dagli torto? XD

 

La ragione principale di questo tabù della religione presente in “Harry Potter” è dipeso da un motivo ancora più semplice: “Harry Potter”, in principio, fu scritto come un libro per bambini che non aveva lintento di rispondere a domande importanti o fondamentali previste da un racconto più adulto. Però con il passare del tempo i fan di Harry sono cresciuti. E la Rowling ha gradualmente reso le sue opere adatte a dei lettori più maturi. Il resto lo ha fatto il cinema, tanto che “Harry Potter e il principe mezzosangue” e “Harry Potter e i Doni della Morte” hanno atmosfere degne di un dark fantasy. Gli argomenti trattati in “Harry Potter” sono diventati sempre più adulti e lo scontro tra Harry e Lord Voldemort è stato tutt’altro che adatto a un pubblico di bambini!

 

E alcuni Maghi sono pure dei gran bastardi!

Draco Malfoy: “Nessuno ha chiesto il tuo parere, lurida Sanguemarcio.” (Harry Potter e la camera dei segreti.)

Come se non bastasse, sono stati affrontati argomenti delicati come l’eugenetica, il razzismo, la paura per il diverso, il bullismo, amori non corrisposti e il nostro Harry ha visto alcuni personaggi morire, scopririsi meschini o ipocriti (pensiamo quell’infame di Silente! ), traditori o vittime di complotti machiavellici. Non sempre la Rowiling è riuscita, bisogna dirlo, a rendere i suoi buoni credibili nella loro apologia della convivenza tra Maghi e Babbani, tanto che ancora oggi più d’uno si rende conto che per quanto malvagio fosse Voldemort, indubbiamente aveva le sue ragioni per temere i Babbani, capaci non solo della bomba atomica, come fece notare ancora prima Gellert Grindelwald nel prequel “Animali Fantastici”, ma anche nettamente più numerosi e ottusi rispetto ai Maghi. E se il potere dei Maghi è per davvero ereditario, perché così viene presentato nell’opera della Rowilng, ne consegue che in un futuro lontano i Maghi potrebbero effettivamente estinguersi… XD

 

Conclusione

 

Cosa dire quindi del tema Harry Potter e la religione?

Essendo nato come un libro per bambini, la Rowling non ha voluto rendere l’universo narrativo di “Harry Potter” troppo realistico e coerente. Le domande che con il passare del tempo sono divenute necessarie per l’evoluzione di una narrazione più adulta, restano tabù. I maghi della Rowling, pur vivendo in una società parallela, sono ben inseriti nel nostro stesso mondo. E il nostro mondo ha la sua storia, le sue tragedie, le sue nazioni, suoi popoli, le sue ideologie e le sue religioni. Tenendo conto della mentalità anglosassone e protestante della Rowling, non vedremo mai i Maghi diHarry Potterrapportarsi rispetto le credenze della nostra realtà. Perdurerà una netta separazione tra fantasia e realtà, cioè un tabù sulla religione, essendo il pensiero della Rowling incapace di integrare il suo immaginario narrativo con le sue convinzioni personali.

 

In ogni caso, ringrazio Angelo Borzillo per avermi dato diversi spunti per la stesura di questo non facile articolo.

 

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